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Infortuni sul lavoro più frequenti in base alle statistiche 2015

Dati Inail sulla sicurezza sul lavoro: morti in aumento nel 2015. La causa è la mancata osservazione del 50% degli obblighi di legge.

Ecco come evitare i rischi in modo semplice.

Sono soprattutto donne a morire sul lavoro, e specialmente nelle regioni del centro-sud. I dati sulla sicurezza sul lavoro pubblicati come di consueto alla vigilia del primo maggio dall’Inail ci danno un quadro, come ammette il presidente dell’Anmil Franco Bettoni, tutt’altro che positivo.

Vediamo qualche numero.

Nel primo trimestre del 2015 abbiamo un dato positivo: -6,8% di infortuni. 153.800 infortuni contro i 165.000 dello stesso periodo dell’anno precedente. Un calo di 11.200.

Tuttavia a preoccupare è il numero di decessi: +10,8% rispetto allo scorso anno.

Il presidente Bettoni mette in guardia su una tendenza gravissima: “una realtà a noi ben nota è quella che riguarda la mancata denuncia degli infortuni più lievi o con conseguenze non particolarmente gravi da parte dei lavoratori su ‘invito’ delle aziende, altrimenti costrette a vedersi aumentare il premio assicurativo Inail o a subire attività ispettive.”

Mi rivolgo a tutti i lavoratori. Negli anni in cui ho svolto questo lavoro ho visto numerose persone sottovalutare l’impatto dell’infortunio subito, cedere alle pressioni del datore a dispetto della propria salute. Non lo fate. La propria vita, la propria salute, viene prima di tutto. Dobbiamo lavorare per vivere, non morire di lavoro.

Torniamo all’Open Data dell’Inail.

Dall’Open Data emerge che a decrescere sono nell’ordine: gli infortuni avvenuti “in occasione di lavoro”, scesi dai 144.600 del 2014 ai 134.000 del 2015 (pari a -7,3); gli “infortuni in itinere” -2,9% (dai 20.400 del periodo 2014 ai 19.800 del 2015).

La triste crescita dei decessi appare invece più accentuata tra gli infortuni “in itinere” passati da 50 a 64 casi (+28%), mentre quelli “in occasione di lavoro” sono saliti da 136 a 142 (+4,4%).

Sono soprattutto le donne ad essere vittime di infortuni letali sul lavoro (+19%) rispetto a agli uomini (+9,7%) ed è stato molto più intenso nelle regioni del Centro e del Sud (+30%) rispetto alle altre aree geografiche del Paese (+12,5% nelle Isole è +4,4% al Nord Est).

I vari settori non segnalano particolari variazioni, tranne le più colpite: ‘Industria manifatturiera +11,8%, Costruzioni +33,3% e Trasporti +27,3%.

Una controtendenza. I migliori risultati in risparmio di vite umane erano stati ottenuti negli scorsi anni proprio in questi settori.

La crescita economica è un processo auspicato da tutti. Figuriamoci da un giovane imprenditore come me. Questo però non si deve riflettere, come dice Bettoni “negativamente sulla sicurezza negli ambienti di lavoro e a pagare il prezzo della ripresa non siano i lavoratori che rappresentano l’anello più debole della catena produttiva”.

Le cause degli incidenti sono da individuare secondo l’analisi alla mancata attuazione di circa il 50%  dei provvedimenti del D.lgs. n. 81/2008 (testo unico sulla sicurezza sul lavoro).

Tra i provvedimenti inattuati rivestono particolare urgenza quelli per l’attuazione del sistema di qualificazione delle imprese, che mira a creare una selezione delle imprese autorizzate ad operare sul mercato nel rispetto delle regole della concorrenza leale, sulla base dei rispettivi standard organizzativi e di sicurezza sostanziali.

Il testo unico sulla sicurezza (81/08) è troppo complesso per la maggior parte delle aziende che si ritrovano così a non adempiere -spesso inconsapevolmente- ad alcune sue norme. Il mio compito è quello di prenderle per mano e guidarle nell’attuazione delle leggi spettanti, diminuendo così i rischi per la salute dei lavoratori e per l’azienda, evitando le relative sanzioni.

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